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Bmw R1200R Bollea


Ci sono artigiani in giro per l'Italia che lontano dai riflettori di riviste ed eventi riesce a creare special dalla dotazioni tecnica davvero incredibile, niente di artistico  o di estroso , ma il tutto sognato, studiato e realizzato per ottenere la massima leggerezza e prestazioni.
Si perchè il primo aspetto su cui intervenire su un amoto se la vuoi fare andare forte è il peso, questo è quello che ha fatto Gianberto Bollea su una Bmw R1200R .





“Ho scelto la BMW perchè è una moto affidabile, con una buona qualità della meccanica e che si presta perfettamente al genere di moto che volevo fare, leggera e con elevate prestazioni si guida, una naked estrema, insomma”. Il peso della moto mostrate nelle fotografie è di 167 chili, un limite di peso sconosciuto per le bicilindriche teutoniche; un valore peraltro ancora migliorabile, poiché nella configurazione attuale ci sono i cerchi originali (più pesanti, ad esempio, di un di Marchesini forgiati), la batteria tradizionale (che sarà sostituita da una agli ioni di litio) e le sovrastrutture che, in fase di prototipo, sono state realizzate in vetroresina, ma che in veste definitiva potranno essere in carbonio, con un ulteriore abbattimento della massa. Interventi che, sommati, permetteranno di scendere ancora, avvicinando il limite dei 160 chili. Un valore che già da solo basta a far intuire le potenzialità di questa moto. Sentiamo dalla voce di Bollea come è nato questo prototipo: “Sono partito mettendo il motore e le due ruote sul mio piano di lavoro e ho maturato mentalmente nella mia fantasia la forma definitiva della moto”, ci ha detto Berto, spiegandoci poi un aspetto interessante della filosofia con la quale affronta i temi tecnici. “Io considero il computer un bellissimo oggetto, moderno e in grado di dare un grande contributo alle nuove generazioni. Io, però, per trovare le corrette soluzioni di meccanica e fisica seguo un metodo insegnatomi da un amico farmacista che, grazie alla meditazione, mi ha consentito di aprire una nuova finestra del mio cervello, aumentando le mie capacità. Ed è così che riesco a trovare le soluzioni senza l’ausilio del computer”. Un atteggiamento mentale decisamente interessante e che ci ha fatto riflettere…


Venendo alla descrizione della moto in oggetto è d’obbligo partire dal telaio. Esso è costituito da due pezzi, il posteriore sviluppato attorno all’attacco originale del forcellone monobraccio, per mantenere le condizioni di funzionamento dell’albero di trasmissione pari alle originali. Strutturalmente è simile all’originale e ne mantiene il medesimo diametro esterno dei tubi. Varia invece lo spessore, diminuito a 1,5 mm grazie all’utilizzo di tubi in acciaio speciale al CrMo NCD4, saldabile, sul quale è stata eseguita una semplice normalizzazione locale per distendere le fibre dopo le tensioni indotte dalla saldatura. La parte anteriore è un traliccio in tubi che include il cannotto di sterzo ed è fissato in quattro punti sul motore.


E qui c’è un’eccellente intuizione di Bollea: “Ho utilizzato dei bussolotti in ergal che collegando la parte anteriore a quella posteriore e sono poi collegati al motore. In questo modo ho creato un’interfaccia cui, variandone opportunamente la geometria, ho affidato il compito di variare, in modo rapido e preciso, l’inclinazione del cannotto, per trovare il miglior compromesso in fase di messa a punto”. Uno sguardo alle fotografie permetterà di capire meglio il concetto. Attualmente l’angolo del cannotto è di 22°, un angolo decisamente estremo ma possibile grazie alla distribuzione del peso col 54% sull’anteriore, che consente di sopportare angoli più chiusi. Rispetto all’originale l’assetto del posteriore è più alto. Il gruppo motore-trasmissione è stato rialzato di circa 5-6° che corrispondono a 5-6 cm di maggiore altezza da terra delle teste. La moto è diventata un po’ più inerte da maneggiare, ma l’inserimento in curva è perfetto.


E’ stato scelto il manubrio alto per avere un migliore controllo del mezzo, non essendo nello spirito di questo genere di moto sviluppare velocità elevate. Il manubrio, in due pezzi, è completamente regolabile tramite un sistema studiato da Bollea. L’interasse originale è di 1480 mm che su questa Special scendono 1390 mm. L’avantreno è costituito da una forcella Ohlins di derivazione Aprilia RSV4 e lo stesso vale per i freni. Le piastre sono delle Robby Moto commerciali con boccole eccentriche per l’ulteriore regolazione dell’avancorsa. Per quanto riguarda l’aspirazione essa è stata completamente rivista poiché il serbatoio della benzina, realizzato in lamierino d’alluminio, è stato spostato in basso e nella zona centrale del telaio, togliendo quindi spazio a quella che era la posizione tradizionale della scatola di aspirazione. Per questo ci sono due lunghi tubi in plastica che dai corpi farfallati corrono fin sotto la sella, dove ha trovato spazio il nuovo airbox che contiene un filtro aria a pannello di derivazione automobilistica.


Per lo scarico si è voluto riempire il volume vuoto dietro la coppa dell’olio, decisamente antiestetico su una moto senza carenatura. Funziona a risonanza e contiene il catalizzatore originale. Pur essendo piccolo di volume riesce ad emettere una rumorosità che, al fonometro, risulta perfino omologabile su strada. Ma questo avverrà forse in futuro, poiché la Special di Bollea è nata per la pista ed è su questo terreno che il tecnico sta effettuando tutto il lavoro di sviluppo. Il motore è completamente di serie. C’è uno scambiatore di calore per l’olio di derivazione Ducati, collegato alle tubazioni che alimentano lo scambiatore originale, più piccolo. Sulla parte frontale del motore, allo scopo di compattare il passo avanzando il motore, sono stati eliminati il compensatore tra i due tubi di scarico e il coperchio in plastica che funge da barriera al rumore ed è stato sostituito l’alternatore con un altro di dimensioni ridotte derivato da quello di un mini escavatore Kubota. La potenza elettrica è inferiore all’originale, ma il questo caso i servizi da alimentare sono decisamente inferiori rispetto alla moto stradale. Tutti i componenti elettrici sono nascosti sotto il finto serbatoio, nella parte centrale della moto.
Manca lo spazio per la batteria, che per ora è montata con una staffa fissata ai tubi del telaio di fianco al monoammortizzatore; ma quando arriverà quella più piccola agli ioni di litio sarà anch’essa sistemata sotto il finto serbatoio. La moto, provata da numerosi motociclisti di diversa estrazione, è risultata facile e intuitiva nella guida. I quaranta chili in meno sono fondamentali in questo contesto e i consensi ricevuti hanno gratificato Bollea, che sta già pensando a successivi affinamenti e, perché no, a una piccola produzione in serie di questo ‘kit’, dedicato a chi vuole distinguersi in pista con una Special decisamente diversa dal solito, staccandosi dalle mode del momento.

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